domenica 15 ottobre 2017

Pillole di...matematica!

E' possibile usare un Porta Pillole per...fare matematica? Sì, esatto, avete capito bene! Uno di quei dispencer che si usano per ricordare quali pillole si devono prendere alla mattina, a pranzo e alla sera!
Beh, se mi conoscete, ormai sapete che nessuna risposta è poi così assurda! 😆

Ebbene, sì! Si può fare matematica anche con un Porta Pillole! Non per calcolare quante pillole prendere al giorno o per stimare quando finirà una confezione, ma come strumento di lavoro davvero interessante e utile!
Se non avete idea di come possa essere utilizzato, continuate a leggere le molteplici idee e proposte presenti in questo post! 😉

mercoledì 11 ottobre 2017

A proposito di laboratorio matematico...

"Ma come è possibile che una classe compia "normalmente" questo cammino, l'unico che garantisce agli studenti di imparare matematica?


Noi crediamo che non ci sia altra soluzione che costruire una pedagogia idonea che preveda: 

- che la classe sia un buon laboratorio (o, se preferiamo, una buona bottega artigiana), dove, insieme, allievi e docente possono lavorare concretamente con gli "oggetti matematici" costruendo un sapere comune e condiviso. Una descrizione iniziale ricca e una comprensione profonda dei collegamenti con altre situazioni si ottengono più facilmente se il lavoro è condotto da più persone che si confrontano e si sostengono, che...si parlano. Ognuno mette in campo le proprie competenze e le proprie abilità; l'analisi diventa più semplice e il procedere si fa più spedito; anche i momenti di empasse diventano più facili da superare;

- che ci sia tempo sufficiente per...perdere tempo in un ragionamento inconcludente o addirittura sbagliato, per fare tentativi e capire gli abbagli presi. La correzione, se può essere elaborata dallo stesso gruppo che ha compiuto l'errore, diviene essa stessa occasione di riflessione e di nuove acquisizioni piuttosto che riconoscimento di inadeguatezza;

- che ci sia tempo sufficiente per ripensare quanto è stato compiuto, individuando la mossa che ha portato al successo e cercando di cogliere l'essenza più generale della strategia adottata."

(Cit. da: "Metacognizione ed educazione - L'insegnamento della matematica: una didattica metacognitiva" M. Cazzola)



Ecco, guardare un attimo "da fuori" la mia classe al lavoro questa mattina mi ha ricordato tantissimo questo breve "studio" di molti anni fa... 

Quando mi dicono che nel nostro lavoro la "teoria" e la "pratica" sono due cose ben diverse e lontane, io spesso rispondo che forse allora la "teoria" non è stata compresa, studiata e fatta propria fino in fondo. O non era "teoria" di qualità e non ha smosso gli animi abbastanza. 

Perché solo quando delle "belle parole" ti toccano a tal punto da desiderare fortemente e mobilitare tutto il tuo operato purché si avverino, che "teoria" e "pratica" finalmente si incontrano. Che la tua "pratica" può davvero rivelarsi fondata, di buon livello, motivabile a chi la guarda "con occhi strani" ed efficace. 

E non dico che sia facile. Spesso non lo è. Ma è necessario. Ed è certamente possibile. 

Questo mi sento di dire a chi inizia ad intraprendere il percorso da insegnante. Questo mi sento di trasmettere a chi dopo molti anni di insegnamento ha perso un po' quella sua fiducia nel poter "cambiare il mondo" o quella scintilla che gli faceva brillare gli occhi mentre studiava, molto tempo fa.








mercoledì 4 ottobre 2017

Alla scoperta di Bee Bot

La piccola Bee-Bot è volata anche nelle nostre classi prime!!! 





Per chi non conoscesse questo personaggio, vi racconto qualcosa molto velocemente.
Bee-Bot è un piccolo robot semplicissimo da utilizzare! E' adattissimo per bambini della scuola dell'infanzia e dei primi anni della scuola primaria.
E' una piccola e simpatica ape che permette 4 tipi diversi di movimento:
  • avanti
  • indietro
  • rotazione a destra di 90°
  • rotazione a sinistra di 90°

Utilizzando i 4 pulsanti freccia presenti sulla sua "schiena" è possibile programmare un preciso percorso. Dopo averle fornito le indicazioni, basta premere il tasto OK e l'apina inizierà a muoversi come programmato.




I bambini di prima lo scorso anno l'hanno conosciuta e hanno iniziato a giocare con lei...scoprendo tante cose interessanti! Ecco come abbiamo proceduto.

In un primo momento, ho introdotto il personaggio con un po' di suspance e molta fantasia. I bambini l'hanno accolta con entusiasmo e l'hanno accarezzata al primo impatto.


Bella l'apina, simpatica e divertente con tutti i suoi spostamenti...ma...dovevamo prima di tutto capire come si spostasse sul pavimento: quanto lunghi fossero i suoi "passi", in che direzione e verso si muovesse, ecc...
Per terra inizialmente non riuscivamo a capire dove potesse arrivare, dopo averle dato tanti comandi! 
Così abbiamo pensato: "Perché non le costruiamo un bel tappeto, un pavimento oppure una pista su cui spostarsi???".


Bella idea! Ma prima di iniziare a costruirla dovevamo capire quanto grande farla... 
Magari grande come le piastrelle del pavimento? Quelle che avevamo già usato per creare la nostra "pista" in corridoio per giocare al gioco dei robot??? 
No, le piastrelle del pavimento erano troppo grandi! 

Prima di tutto bisognava capire quanto lungo fosse il "passo" che faceva Bee-Bot ogni volta per spostarsi.

Allora, a questo punto, ogni classe ha preso la sua strada:

- Una classe ha detto che si poteva prendere un foglio di quadernone e usarlo come pista provvisoria. 
Abbiamo segnato una riga, come se fosse il via. Poi abbiamo fatto fare un passo a Bee-Bot e abbiamo segnato dove era arrivata. Infine abbiamo contato: 15 quadrettoni! 
A quel punto abbiamo deciso di disegnare e poi ritagliare tanti quadrati 15x15 da cartoncini colorati con i quadretti (che avevo fatto fotocopiare e preparare per l'occasione)!














- La seconda classe ha invece osservato che un passo di Bee-Bot era lungo esattamente come metà piastrella del pavimento (30x30! Che fortuna!!! ) 
Quindi abbiamo deciso che potevamo prendere un foglio strappato da un quadernone ed appoggiarlo sopra alla piastrella. Bastava tagliarne un pezzettino per avere un quadrato perfettamente uguale alla piastrellona. 











Una volta tagliato, sapevamo però che avremmo dovuto tagliare il foglio a metà, perché Bee-Bot faceva metà strada rispetto al lato della piastrella. 
Abbiamo trovato tre diversi modi per tagliarli a metà: contare i quadretti e trovare la metà precisa (per noi un po' difficile...), usare il righello, misurare e trovare la metà esatta (anche questo un po' difficile...ma molti dei nostri righelli erano lunghi 15 cm...quindi in realtà era più semplice di quanto sembrasse!), oppure piegare a metà il foglio e poi tagliarlo! Quest'ultimo modo era certamente il più comodo e infatti lo abbiamo usato. 






Piegato il foglio-piastrella a metà, però, ci siamo accorti che la piastrellina tagliata non andava ancora bene per Bee-Bot: serviva un quadratino, mentre questa era "lunga e stretta", cioè un rettangolo. Così è stato facile: l'abbiamo ancora piegata a metà e abbiamo tagliato. 





Abbiamo scoperto che, da una piastrella quadrata grande con il lato lungo, se volevamo ottenere una piastrellina quadrata con il lato lungo la metà, dovevamo piegare la piastrella grande a metà e poi ancora a metà. Così saltavano fuori 4 piastrelline piccole da una grande (!!!!!!!!! Super super scoperta!!!). 



A quel punto, abbiamo provato e Bee-Bot si muoveva sulle nostre piastrelline perfettamente. 




Una compagna ha contato i quadretti delle nostre piastrelline adatte a Bee-Bot: 15 quadretti per ogni lato. Così tutti i bambini hanno disegnato e ritagliato le piastrelle dai fogli di cartoncino colorati e quadrettati...







...per creare...che cosa??? 

...ecco che cosa abbiamo costruito con le "piastrelle" di cartoncino! 
Un super tappeto per Bee-Bot in una classe prima e una lunghissima striscia di strada (poi trasformata anche in una linea dei numeri) nell'altra! 











Così abbiamo potuto giocare a programmare Bee-Bot ed indovinare dove andava a finire. Oppure i bambini provavano a decidere una destinazione e a farci arrivare Bee-Bot con i comandi. 






E' stato molto più facile lavorare con la "pista-linea" che con la "pista-tappeto", perchè nella seconda bisognava tenere presente anche i comandi "destra" e "sinistra", cosa che non era affatto facile!
Abbiamo provato più volte in questo modo: un bambino programmava a voce alta e, prima di schiacciare ok, altri compagni alzando la mano provavano ad indovinare dove sarebbe arrivata Bee-Bot. 
Oppure si definiva un punto di partenza e uno di arrivo e un bambino provava a programmare l'apina per raggiungere la destinazione.






E' stato un gioco davvero molto divertente, che ha coinvolto attivamente tutti i bambini e ci ha impegnato per le ultime settimane di scuola.
In classe seconda, quest'anno, continueremo l'esperienza in modo diverso...ve ne riparlerò!